Tutto da un’altra prospettiva – 10° e 11° capitolo
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10
Giacomo ha un lavoro anche faccia a faccia invece che pc a pc… Ce l’ha da poco e consiste nel fare la spesa al supermercato.
Ok, amici, voi direte: ma che razza di lavoro è? La facciamo tutti la spesa al supermercato!
Be’, posso dirvi che non è un ispettore della sanità, quindi chi altro potrebbe essere pagato per fare la spesa al supermercato?
Il nipote di un portinaio! Alzi la mano chi ha risposto giusto. Ehm, nessuno? Lasciamo stare…
Allora, dovete capire che lo zio di Giacomo fa il portinaio ai Parioli, che si trovano, suppergiù, su una collinona vicina a piazza del Popolo; a qualche chilometro se vogliamo essere precisi.
In quel quartiere c’è gente che si potrebbe definire chic, anche se molto spesso se lo dicono da soli. Girano un sacco di soldi, da quelle parti, e pensate che al centro di una piazza c’è un parcheggio sotterraneo dove posizioni la macchina su una pedana e ti viene parcheggiata, oppure, quando la devi ritirare, inserisci il tuo codice e la tua macchina appare al centro di questa pedana. Io, amici, ho visto uscire da lì solo Porche, non so voi.
La gente che abita lì ha le migliori carte di credito, le migliori macchine, fanno le migliori vacanze, eccetera, eccetera. Insomma, sono messi bene, e questo vuol dire che non ci vanno di persona a fare la spesa, né sanno cosa dovrebbero comperare; quindi hanno un cuoco che prepara una bella lista e fattorini come Giacomo che riempiono il frigorifero o i frigoriferi.
Spesso accompagno Giacomo, amici, tanto ci divertiamo. Funziona così: il cuoco calcola il costo dei prodotti e ci dà il denaro liquido, e noi in teoria dovremmo spenderli tutti nel supermercato sotto casa, ma… c’è un gran MA, amici, noi ci rifiutiamo di spendere quelle somme assurde per un po’ d’uova, così andiamo nel quartiere adiacente, Flaminio, e compriamo gli stessi prodotti ad un prezzo minore.
Noi incassiamo qualcosa, loro ricevono quello che volevano, e siamo tutti felici.
“Comparsa del cavolo! Tu lavori poche volte al mese, e sei in grado di pagarti l’affitto” dice Giacomo durante il tragitto verso casa.
“Eh? Mica faccio la bella vita!” dico mentre una Ferrari ci sorpassa. “Io studio, a differenza di qualcun altro.”
“Tu studi economia ma non guadagni neanche pochi spiccioli” ribatte.
“Hai finito con le stronzate? Sembra tipo quella storia su come si pagano i cocktail e le birre al pub, dicono: Fai i calcoli tu che fai economia.”
Amici, non ve l’ho mai chiesto, ma se qualcuno di voi fa economia, sono sicuro che mi capite.
Sul lungotevere c’è traffico, procediamo a passo d’uomo. La musica che danno in radio alla lunga ci stufa e la spegniamo. Danno sempre gli stessi pezzi in questo mondo omologato.
Finestrini abbassati inspiriamo un po’ di fumo di scarico. Dopo un po’ ci fai l’abitudine, e quando vai in montagna ti sorprendi per quanto ti si aprono i polmoni.
Ho ricordi di quando ero bambino e mi succedeva il contrario, amici: venivo in città e non ce la facevo a respirare tutto questo smog. Vivevo in periferia… bei tempi. Guardate, non disdegno la città, c’è tutto quello che voglio avere, ma ho troppi ricordi.
“Anna ha convinto pure me con ‘sta storia della ragazza con la quale ti deve accoppiare” dice Giacomo.
“Non sono un animale.”
“Il significato è sempre quello. A parte l’ultima signorina, hai conosciuto qualche altra ragazza di recente?”
“Non mi pare…”
“Dio, ma ci pensi alla tua salute?”
“Io sto benissimo!”
A voi non sembra, amici?
“Sì, ok, però potresti stare meglio. Posso provare ad organizzare un’uscita con le mie cugine” mi suggerisce.
“Non lo so, sono un po’ troppo troie, non credo che funzionerebbe.”
“Non lo possiamo sapere…”
“Ok” dico. “Teniamole come ultima spiaggia.”
Il traffico si sblocca nei pressi del Circo Massimo. Grazie a Dio.
11
Fabrizio, ce l’ho davanti, amici.
Pare brutto, ma più vado avanti a scrivere e più mi rendo conto che qualche descrizione non proprio gradevole ve la devo fare.
Ebbene, Fabrizio ha iniziato col ciucciarsi il dito e ora si sta masticando le unghie. Afferra, morsica, scuote la testa a destra e sinistra e poi una volta che il pezzetto s’è staccato, sputa. Lo sanno tutti come funziona. Chi non ha mai provato inizi ora: basta un po’ di saliva e un minimo di voglia d’imparare. Se siete donne e avete delle belle e lunghe unghie forse è meglio che prendete una limetta… fate un po’ voi.
Fabrizio è nervoso, poche volte l’ho visto comportarsi così.
Al momento lo osservo dall’interno della sua bocca. Mi sembra d’essere alto quanto una moneta da un centesimo e di surfare sulla lingua. Fortuna che non è scivolosa!
Gli chiedo: “C’è qualcosa che non va?” Perché è evidente che c’è qualcosa che non va, vorrei aggiungere.
Lui scuote la testa. “No, no, sono apposto.”
Ok, amici, voi come reagireste quando un vostro amico – escludete me – reagisce in questo modo che mostra un contrasto netto con la realtà?
Uno, vi alzate e lo prendete a cazzotti e dopo ce le prendete così lui si sfoga un po’? Due, lo scuotete un pochino e lo invitate a parlarvi facendo delle parole più dolci possibili? Tre, fate %§ç* e £&\@ e #{}!?
Scegliete una delle tre opzioni, io non vi dico come ho fatto, ma, finalmente aggiungerei, Fabrizio ha parlato. Ha detto: “Ti ho mai detto che sono gay?”
Io sorrido. Fa battute, si sta riprendendo, bene.
“No, guarda Marco, la mia era solo una mezza battuta. Sono bisessuale.”
“Sì, sì, certo.” Poi penso: Se anche questo fa sul serio è la rovina: sono due volte in due settimane che non capisco quando mi dicono questo genere di cose. “Su, dimmi cosa c’è che non va?”
“Mi fa piacere quando mi chiami Fabrizio, ma credo che in futuro potrai chiamarmi solo in questo modo. Il mantenuto sta via via svanendo.”
Elaboro un’espressione confusa e dispiaciuta mentre posiziono il viso nella sua direzione. E’ difficile, amici, sembrare ed essere realmente tristi quando non si vedono gli occhi delle altre persone. E’ per questo che non mi sono mai piaciute le chat, o msn e cose simili. Presentano tutti lo stesso problema: non saprai mai cosa sta pensando o come sta vivendo una determinata situazione la persona dall’altra parte dello schermo.
“Intendi dire che ti stai distaccando dalla famiglia o che vi trovate senza soldi?”
“Siamo rimasti senza il becco d’un quattrino. Degli investimenti sono andati male e abbiamo dovuto cedere alcuni terreni, poi, tra una cosa e l’altra, ci siamo ritrovati con mutui da estinguere e i miei hanno detto che devo trovarmi un lavoro per almeno un anno. Dicono che tra un anno si rimetterà tutto apposto. Ci voglio sperare…”
“Cazzo, Fabri’, mi dispiace.”
Sono sincero, amici. Non vi auguro niente del genere.
“Mi hanno assunto come escort…” dice Fabrizio. “La paga è buona, lavoro per un’agenzia, però capitano sempre un sacco di maschi e ho paura che mi chiedano d’andarci a letto…”
Glup, ingoio un po’ di saliva. “A parte che potresti cercarti un altro lavoro, ma in quei casi non puoi rifiutare?”
“Non credo… infatti stavo pensando che se son uomini potrei farli ubriacare e poi usare qualche dildo e oggetti vari.”
“Potremmo rimediare qualche droga.”
Amici, questo è il criminale che è in me che si sveglia dopo un lungo torpore.
“Mi pare un’idea fantastica!” una luce s’accende negli occhi di Fabrizio e il simbolo dei dollari brilla nelle sue pupille. Eccolo in forma come prima, scattante e pronto a far conquiste.
Lo abbandono nella sua stanza a crogiolarsi al pensiero di future vittorie. A chi non capitano simili pensieri?
Sono un giovane scrittore di ventidue anni.
